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Henry Kono, direct students of Morihei UeshibaEgli (Ueshiba) basava tutto quanto su qualcosa di semplice. Questo lo capii immediatamente...

Queste parole appartengono ad un individuo abbastanza straordinario, Henry Kono Sensei che ha appena compiuto il suo 80-esimo compleanno e il 43-esimo di pratica dell’Aikido. Henry Kono è cittadino canadese figlio di genitori Giaponesi, in gioventù ha deciso di visitare la sua terra di origine, nulla di particolare per questo se non per il fatto che in quel periodo, durato 4 anni ha studiato Aikido con il fondatore di quell’arte, O Sensei Morihei Ueshiba.

Queste parole appartengono ad un individuo abbastanza straordinario, Henry Kono Sensei che ha appena compiuto il suo 80-esimo compleanno e il 43-esimo di pratica dell'Aikido. Henry Kono è cittadino canadese figlio di genitori Giaponesi, in gioventù ha deciso di visitare la sua terra di origine, nulla di particolare per questo se non per il fatto che in quel periodo, durato 4 anni ha studiato Aikido con il fondatore di quell'arte, O Sensei Morihei Ueshiba.

Ciò che rende l'esperienza di Henry Kono davvero speciale è che era l'unico straniero in quel momento in grado di parlare giapponese. Secondo lo stesso Kono, è stata proprio la capacità di comprendere entrambe le culture, quella giapponese e quella occidentale, che gli ha permesso di giungere ad una interpretazione unica di ciò che O Sensei veramente faceva. Negli ultimi dieci anni, Henry Kono è stato spesso in Irlanda ed è stato durante una di quelle sue visite a Dublino che ho avuto la possibilità di parlare con lui un pomeriggio intero. Henry è una persona abbastanza riservata ma ha accettato gentilmente di trascorrere com me qualche ora rispondendo pazientemente alle mie domande. Abbiamo passato oltre tre ore insieme, una piovosa mattina di aprile, bevendo litri di tè e fumando. Durante l'intervista Henry si alzava spesso per dimostrare in pratica ciò che di cui parlava, prendendo come uke di volta in volta me o il mio caro amico Daithi, che ci ospitava.

Henry Kono and Guillaume Erard

Henry Kono and Guillaume Erard

Guillaume Erard: Ormai sono 10 anni che vieni a farci visita in Irlanda.

Henry Kono: E' il mio amico Alan Ruddock che mi ha chiesto di venire la prima volta. Abbiamo praticato insieme all' Hombu Dojo, ma non ci sentivamo da più di 30 anni. E' lui che si è fatto vivo un giorno perché aveva sentito da qualche parte che ero ancora vivo e mi ha chiesto se volevo andare a trovarlo in Irlanda. Da allora io ed Alan insegnamo 2 o 3 volte l'anno, in particolare in un seminario estivo annuale si tiene a Galway. Per qualche ragione, la gente si è appassionata a quello che mostravo mentre a Toronto mi considerano piuttosto un pazzo (ride). La persone sono piacevoli qui in Irlanda e sembra che possano mettere da parte i loro pregiudizi più facilmente che altrove.
Guillaume Erard: Gli studenti presenti ai tuoi seminari crescono di più di anno in anno. Il seminario di Galway è uno dei più grandi, raccoglie dalle 80 alle 120 persone nel week-end.

Henry Kono: E' vero. Mi dicono spesso che Galway è il seminario più piacevole a cui hanno partecipato. Preferisco però quando l'affluenza è più limitata, in particolare perchè sono piuttosto piccolo e la gente non riesce a vedermi (ride). Inoltre nei grandi eventi accade spesso che la gente partecipi solo per dire "c'ero anch'io".

Guillaume Erard: Andiamo un po' più indietro nel tempo adesso. Come è stato il periodo in cui praticavi Aikido sul tatami dell'Aikikai Hombu Dojo di Tokyo?

Henry Kono

Henry Kono: Sono cresciuto in Canada, ma i miei genitori erano di Shikoku. Ad un certo punto, ho sentito l'esigenza di conoscere un po' più le mie radici, così ho deciso di andare in Giappone a visitare alcuni parenti. Era il 1964 e, una volta assolte le questioni familiari, il mio visto mi permetteva di rimanere ancora cinque mesi, così ho cominciato a cercare un'attività per trascorrere quel tempo. Avevo sentito parlare di questo individuo straordinario chiamato Morihei Ueshiba, che stava insegnando un'arte magica a Tokyo così ho deciso di andare a dare un'occhiata lì. Alla fine sono rimasto 4 anni.

Guillaume Erard: Avevi 37 anni allora. E' stato un problema iniziare Aikido così tardi, in particolare con persone come Alan Ruddock e Kenneth Cottier erano poco più che ventenni, e quindi fisicamente al top?

Henry Kono: In effetti penso che sia stata questa "maturità" ad aiutarmi a stare lontano da alcuni degli errori che gli altri commettevano. Naturalmente, all'inizio, ho pensato "Se solo avessi cominciato dieci anni prima! Avrei potuto praticare con più energia e velocità e lanciarmi contro i muri come gli altri" ma in realtà, è stato un bene per evitare di cadere nella trappola del lato fisico di Aikido. Grazie a ciò ho potuto concentrarmi sui principi che governano la disciplina.

The foreign students around O Sensei

Foreign students around O Sensei Morihei Ueshiba

Il secondo giorno presso l' Hombu Dojo ho visto O Sensei per la prima volta. Durante una dimostrazione di 20 minuti mi sono sentito come spazzato via. Ho pensato subito: "questo vecchio non fa le stesse cose che stiamo facendo noi". Altra cosa che mi ha colpito era che basava tutto ciò su qualcosa di semplice e ovvio, anche se lì per lì non riuscivo ad afferrare. Da quel giorno, ogni volta che lo guardavo mi chiedevo "cosa pensa?" e non "cosa fa?" come tutti gli altri facevano.

All'Hombu Dojo dicevano che il suo era il risultato di 60 anni di pratica. Da parte mia, mi sono presto convinto che egli riusciva a farlo proprio in virtù del suo modo di pensare. Come poteva essere altrimenti? Quando si è in una situazione di vita o di morte, si deve reagire a quest'ultima, non si ha il tempo di scegliere all'interno del proprio repertorio di tecniche conosciute. Non si ha il tempo per giudicare, sentire o valutare, devi solo "sapere"!

Guillaume Erard: questo mi ricorda molto ciò che affermano altri esperti su situazioni molto stressanti come quelle del campo di battaglia, in cui la la paura e le scariche di adrenalina limitano le proprie capacità fisiche e mentali .

Henry Kono: Giusto, quando qualcuno ti si avventa contro, hai modo di chiederti "Cosa? Perché? Quando?". Io lo vedo molto simile ad ad una danza: entrambi i partner non si muovono ognuno per conto suo, si muovono insieme. Ma, naturalmente, i giapponesi non ballano per cui, non riescono a capire il concetto (ride). Se guardi una coppia che balla vedi che sono in perfetta armonia, ma se il weekend successivo li metti sul tatami e gli dici che stanno facendo Aikido, addio armonia! E' buffo no? Puoi star sicuro che tenteranno ad inchiodarsi l'un l'altro al tappeto, come tutti gli altri! Se vuoi puoi vederlo collegato allo Yin e allo Yang; Yin non determina mai lo sbilanciamento di Yang, si muovono insieme.

Henry Kono in 1977

Guillaume Erard: il fatto di non aver ricevuto un' educazione tipicamente giapponese ritieni sia un vantaggio o un inconveniente?

Henry Kono: per diversi motivi mi ha aiutato. Prima di tutto, non sono stato condizionato dal mito del Bushido, che afferma che l'apprendimento di un'arte marziale deve essere duro e doloroso, se non letale. O Sensei aveva sviluppato qualcosa di molto diverso dal Bujutsu tradizionale e un sacco di giapponesi ha avuto enormi problemi per capirlo. In secondo luogo sono stato avvantaggiato dal fatto che, come straniero, potevo concentrare maggiormente l' attenzione su ciò che O Sensei faceva. Devi sapere che in Giappone, c'è una tale rispetto per le persone più esperte che si tende a fare tutto quello viene richiesto, anche se non è, ovviamente, ciò che il maestro ha mostrato. Dovendo anch'io seguire la tradizione fingevo di eseguire tutto ciò che mi veniva mostrato. Così me la sono cavata.

Guillaume Erard: E loro non ci facevano caso perché eri uno straniero!

Henry Kono: Esattamente! Il meglio di entrambi i mondi (ride)!

Guillaume Erard: la gente trova la tua pratica molto "soft". Ho sentito dire da alcune delle prime persone a cui hai insegnato: "Non avevamo idea di quello che stava facendo, ma, almeno, non ci faceva male!"

Henry Kono: Anche all'Hombu la maggior parte delle classi erano così. Ripetevamo un movimento più e più volte. Però ho sentito che in seguito le cose sono cambiate. Almeno così mi ha detto Terry Dobson. Devo confessare che anch'io all'inizio mi chiedevo: "Dove porta tutto questo? Perché pratichiamo così lentamente?".

Guillaume Erard: Immagino ti chiedessi quando sarebbe arrivato il momento di mettere in pratica più realisticamente ciò che studiavate

Henry Kono: Infatti. Perché la prima cosa che ti viene in mente è di sbattere uke al tappeto non appena ti si avvicina: Bang! All'inizio è quello che pensi di dover imparare, ma poi ti rendi conto che devi fare esattamente il contrario. Molti non lo hanno capito.

Guillaume Erard: diversi importanti insegnanti credono che il Maestro Ueshiba, verso la fine della sua vita, abbia rimosso tutti gli aspetti marziali della sua arte

Henry Kono: Sì, alcuni Sensei lo dicono. Ma il punto è proprio qui, essi non hanno compreso la cosa essenziale. In realtà, il Maestro Ueshiba ha semplicemente rimosso dal suo Budo il concetto di vittoria e sconfitta. Credo che fosse rimasto molto colpito da quello che era accaduto durante la seconda guerra mondiale, in particolare dalle due bombe atomiche. Si rese conto che se gli uomini avessero continuato ad ostacolarsi l'uno con l'altro, a combattersi, competere e fare la guerra, sarebbe presto stata la fine. Perciò ha iniziato da ciò che conosceva, il Daito-Ryu Aiki-jujutsu, e lo ha utilizzato per sviluppare un sistema di risoluzione dei conflitti armonioso. Ma avrebbe potuto usare un approccio completamente diverso. Nonostante questo, la marzialità e l'efficacia erano ancora molto presenti, ma liberati dall'evidenza dell'opposizione. E ciò è evidente se si confrontano i suoi filmati pre-e post-bellici. O Sensei diceva spesso "dimenticate quello che facevo prima: è finito. Ora, devo fare Aikido!"

Guillaume Erard: Purtroppo tutto questo è considerato da molti solo un delirio mistico di un vecchio.

Henry Kono: Bisogna chiedersi: "Cosa faceva Ueshiba quando praticava l'Aikido?" Ti muovevi con lui e, all'improvviso, ti ritrovavi al tappeto, incapace di muoverti, e non riuscivi a capire come aveva fatto, allora ti alzavi, ripetevi l'attacco e succedeva ancora: ti ritrovavi per terra senza capirne il motivo. Se fosse stato seduto su di te bloccandoti un braccio avresti potuto capire il meccanismo, ma non succedeva niente di quel genere. Per qualche ragione ignota non avevi più la forza negli arti. Sarebbe stato facile da comprendere se avessi provato qualche sensazione, allora avresti pensato "ok, è un professionista, è tecnicamente superiore a me, sono sotto il suo controllo", ma in realtà nessuno aveva questa impressione, nessuno di noi ha mai capito perchè si ritrovava sempre al tappeto.

Guillaume Erard: Saresti arrivato a capire certe cose senza l'esperienza dell'Hombu Dojo?

Henry Kono: Sicuramente no. Avrei potuto continuare ad allenarmi per 40 anni in Canada senza capire nessuna delle cose che ho intuito vedendo O Sensei. Sono rimasto in Giappone per quattro anni solo per lui. Ed è proprio perchè l'ho visto che ho capito che quello che stavamo facendo era diverso da quello faceva. Ueshiba Sensei non ha mai spiegato nulla, mostrava una forma e noi cercavamo di copiare. Il suo discorso era molto complesso e i pochi indizi che stava lasciando erano troppo mistici per esserci da aiuto.

Guillaume Erard: Nobuyoshi Tamura Sensei una volta confessò che non ascoltava mai O Sensei quando faceva lezione perchè non capiva di cosa stesse parlando, scelse invece di concentrarsi esclusivamente sulle tecniche che O Sensei mostrava.

Henry Kono: Certo! Per noi, il discorsi di O Sensei erano un mistico tompicapo che conteneva pochi squarci di luce. Dovevi solo essere abbastanza attento ad intercettarli (ride). Come prima cosa devi capire che O Sensei riteneva che l'Aikido gli fosse stato rivelato segretamente dalle divinità e che non avesse il permesso di tramandacelo. Per averlo avremo dovuto chiederlo anche noi agli dèi! Questo, naturalmente, è a chilometri di distanza da un insegnamento standard secondo il metodo occidentale, ma in questo caso anche molti giapponesi non lo capirono.
Omotokyo(*) insegnava lo Shinto. Lo Shinto è profondamente basato sul concetto di Yin e Yang ed è per questo a Ueshiba non piaceva lo Zen perché la cosmologia Zen è diversa. Odiava veramente lo Zen... Quando gli si domandava "O Sensei, stiamo facendo Zen" urlava "Cosa?? Zen?? (Ride)" Avresti dovuto vedere la sua faccia (ride). Quando avevi a che fare con O Sensei, dovevi avere la massima apertura mentale.

Guillaume Erard: Mi viene in mente una cosa che Henry Plèe [pioniere del Karate europeo] ha scritto qualche tempo fa sulle mistificazioni e gli insegnamenti occulti nelle arti marziali giapponesi [1], [2] [3].

Henry Kono: O Sensei non nascondeva nulla, tutto accadeva proprio sotto i nostri occhi, ma non riuscivamo a vederlo. In realtà, è sempre stata la norma per i grandi maestri di arti marziali di portarsi dietro con sè nella tomba i propri segreti. Ueshiba non era diverso. Alan Ruddock ha un video di Gozo Shioda Sensei, dove dice che mai, nei 10 anni che ha trascorso con O Sensei, il maestro ha spiegato quello che stava facendo, non una sola volta. Shioda dovette desumere tutto per conto proprio.

Guillaume Erard: Quindi in che cosa differiva l'Aikido di O Sensei da quello da voi praticato?

Henry Kono: All'inizio tendevamo ad applicare una tecnica sul nostro partner in modo molto competitivo, mentre O Sensei considerava le due parti in equilibrio come se fossero una stessa entità, un po' come le due figure che compongono lo Yin e lo Yang. Mi chiedo sempre come abbia sopportato pazientemente di vederci praticare tutti in modo sbagliato, eppure di avercelo fatto fare. E' pur vero che di tanto in tanto sbottava urlando: "nessuno fa Aikido qui! Solo le donne sanno fare Aikido!!" Poi prendeva uno di noi e lo sballottava da tutte le parti per dieci minuti fino al completo esaurimento del malcapitato. Concludeva dicendo: "Quando capirete finalmente che lui [uke] non esiste e Ueshiba non esiste?" questo tipo di insegnamenti tendevano ad entrare da un orecchio e ad uscire dall'altro, ma io ho cercato di registrare tutto nella mia testa [Henry si copre la testa con le mani e ride]. Una domanda che non dovevi assolutamente fargli era "O Sensei, cosa significa questo?" Se lo facevi dovevi poi affrontare tutta la sua ira, ed era una cosa che nessuno si augurava. Ricordo che diceva spesso "non ho intenzione di dirvi quello che sto facendo", allora io ripetevo dentro di me: "Continua a parlare vecchio, tanto prima di andarmene ti ruberò il cervello!" Era questo il mio gioco con lui.

Henry Kono and Guillaume Erard

Henry Kono and Guillaume Erard

Guillaume Erard: Una volta ti ho chiesto una spiegazione sul Ki e tu mi hai risposto "Io non mi preoccuperei del Ki". Potresti spiegarmi meglio che cosa volevi dire?

Henry Kono: Ti racconterò una storia divertente. Un giorno, stavamo per arrivare a Iwama, e chiesi a Sensei Ueshiba "Qualcuno dice che riesci fare a quello che fai per merito del Ki", allora lui mi ha urlato: "Sono nato con il Ki! Chi ti ha detto questa stupidaggine?! Voglio sapere i nomi!" A quel punto ho pensato che la settimana era già cominciata piuttosto male, così mi sono mantenuto su un basso profilo fino al nostro ritorno a Tokyo (ride). Penso che quello che intendeva dire è che ognuno di noi è fatto di Ki reso visibile, né più né meno.

Henry Kono teaching in Galway

Guillaume Erard: Praticavate anche con le armi?

Henry Kono: O Sensei diceva che prima di 3° dan non dovevamo usare armi. Credo che volesse di evitare che praticassimo Kenjutsu o Kendo, che sono discipline competitive e letali, mentre nell'Aikiken c'è un bilanciamento e uno scambio tra te e il compagno. Quando O Sensei era presente nessuno si sarebbe sognato di usare un'arma. Era già abbastanza difficile sentirsi completamente rilassati anche a mani nude, pensa se avessimo usato le armi ...

Guillaume Erard: avete avuto qualche sorta di illuminazione nella comprensione dell'Aikido?

Henry Kono: Un'altra storia divertente ... Tutti noi studenti stranieri avevamo preparato una piccola festa per il suo compleanno con una torta e tutto il resto. Quel giorno il Maestro sembrava molto rilassato e felice così ho pensato che poteva essere il momento giusto per tentare la fortuna con una domanda. Gli ho chiesto: "O Sensei, come mai non stiamo facendo quello che stai facendo tu?" Lui sorrise e rispose: "I conosco lo Yin e lo Yang, voi no". In quel momento, come se nulla fosse, mi comunicò il segreto dell'Aikido. Tuttavia sono sicuro abbia detto questa cosa anche ad altre persone prima di me, ma io ho tenuto questo segreto dentro di me fino a quando non l'ho compreso.

Guillaume Erard: Quindi hai capito tutto quanto da una semplice frase di O Sensei?

Henry Kono: Prima di tornare in Canada, ho trascorso alcuni mesi a casa del mio amico Steve alle Hawaii. Aveva studiato con Buckminster Fuller [Richard Buckminster Fuller è stato un visionario americano, inventore della cupola geodetica e autore di Operational Manual of Spaceship Earth] e come tutte le persone che avevano lavorato con lui, ha dovuto studiare le filosofie orientali. Quindi rimasi circa tre mesi ospite di Steve, leggevo i suoi molti libri sulla spiaggia, a fissavo a lungo il simbolo Yin e Yang, lo disegnavo nella sabbia, fino a quando ho capito finalmente il modo in cui O Sensei facendo Ikkyo [la forma base dell'Aikido N.d.T.].

Henry Kono

Guillaume Erard: A questo punto la gente potrebbe pensare che sei un po 'presuntuoso ...

Henry Kono: E 'proprio così che sono quando sto tranquillo per conto mio. C'è spazio a sufficienza per tutti. Non ho nulla contro il fatto che si possa praticare in un altro modo, se qualcuno la vede diversamente da me. Sono felice di essere lasciato solo a fare ciò che voglio. Non sto dicendo che quello che fanno gli altri è sbagliato, penso solo che il mio modo di praticare sia il più vicino a quello che ho visto fare a O Sensei.

(*) Omotokyo era una setta religiosa Shintoista a cui Ueshiba si era votato fondata da un certo Onisaburo Deguchi [commento N.d.T]
References
[1] H. Plée and F. Saiko. L'Art Sublime et Ultimes des Points Vitaux, Budostore, 2000.
[2] H. Plée and F. Saiko. L'Art Sublime et Ultime des Points de Vie, Budo Editions, 2003.
[3] H. Plée. Chroniques Martiales, Budostore, 2001.

Translation in Italian by lo scorrere del Ki